E-commerce vs punto vendita fisico – E i posti di lavoro?

e-commerceLa ricerca di Iab Italia ed EY pubblicata a fine 2017 lo dice chiaro: l’economia digitale vale 58 miliardi di euro in Italia, cresce del 9% rispetto al 2016 e occupa 235 mila persone; con l’indotto il valore sale a 80 miliardi e 600 mila occupati. La crescita più significativa riguarda proprio il numero degli occupati, +15%. L’economia digitale inoltre, sempre secondo Iab Italia ed EY, è preziosa perché ha un forte impatto sui consumi grazie alla capacità di creare nuove abitudini e stimolare bisogni.

L’e-commerce vale il 5,7% degli acquisti retail in Italia, secondo l’Osservatorio eCommerce b2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, e il settore dell’elettronica di consumo è in testa a tutti con vendite per 4 miliardi di euro, un tasso di incremento del 28% e una penetrazione del 20% (nel food&grocery è dello 0,5%).

È una crescita che compensa i posti di lavoro persi nel retail fisico? Non esistono dati per l’Italia, per avere un quadro occorre spostarsi in Usa, con alcune precisazioni. Prima di tutto oltreoceano lo shopping online pesa ben di più, l’8,4% degli acquisti retail. Dal 2002 al 2016, secondo le statistiche dello statunitense Bureau of Labour, gli addetti di aziende impegnate nel commercio online sono saliti del 334%, mentre l’industria del retail tradizionale è stabile, e gli addetti nei grandi magazzini sono scesi del 25%.

Purtroppo, però, i pesi reciproci di questi mercati sono molto diversi, quindi l’enorme crescita dell’online non compensa le perdite di posti di lavoro “tradizionali”, perché il retail vecchio stile conta ancora il 98% del mercato. Inoltre, nell’online il lavoro “vale di più”, ovvero ciascun addetto anche se pagato meglio dell’addetto del retail tradizionale, produce di più e rende di più al proprio datore di lavoro, quindi per sbrigare un’analoga quantità di lavoro occorre meno personale. Un altro effetto collaterale non di poco conto è che gli addetti del retail brick&mortar che vivono in piccole città e aree rurali sono il 23% del totale, mentre tra gli addetti del digitale solo il 13% vive fuori dalle grandi città.