Verso il commercio virtuale

InVRsion
InVRsion può riprodurre gli oggetti e simulare la spesa

Per le imprese, realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR) rappresentano ormai un’opportunità interessante e di sicura crescita per i prossimi anni. Le previsioni del 2016 di G. Sachs prevedono che nel 2020 il valore di investimenti, solo per software, sarà pari a 1,6 miliardi di dollari nel settore retail – consulenza e marketing, pubblicità escluse.
Non a caso, i brand globali del retail come P&G, PepsiCo e Walmart, hanno infatti acquisito importanti startup impegnate su questo fronte e stanno studiando modi per integrare queste tecnologie nei propri processi aziendali, dalla ricerca alla formazione, dal trade al design.

Negli Stati Uniti, tutti i grossi player del settore Cpg (consumer packaged goods) hanno team dedicati alla realtà aumentata e alla realtà virtuale all’interno dei reparti R&D e customer experience.
In Italia sono diverse le aziende retail e Cpg che si stanno muovendo in questo ambito. Quasi tutte, però, coprono le loro attività con rigorosi nda (non disclosure agreement), per mantenere un vantaggio di immagine e di adozione strategica delle tecnologie.

Per il futuro, ad aspettarci potrebbero esserci retail liquidi, presenti in diverse forme, sia punti vendita fisici, sia con servizi digitali da mobile, pc e in realtà aumentata e realtà virtuale: dall’e-commerce al v-commerce (il commercio, appunto, virtuale).
Ebay, ad esempio, sta già lavorando in questo senso: una funzione integrata alla app già esistente (disponibile negli Stati Uniti) grazie alla quale gli utenti che hanno venduto un oggetto possono scegliere le dimensioni della scatola da usare per la spedizione, sfruttando la nuova funzione con AR: attraverso la videocamera, l’app mostra un contenitore che viene sovraimpresso sull’oggetto da contenere, in modo da capire quali possano essere le dimensioni più adatte.
Anche alcune catene alberghiere e tutto il comparto museale – che da sempre è luogo di culto per esperienze e ricordo – stanno lavorando sulle tecnologie di VR e AR.

Con la realtà virtuale, InVRsion può ricostruire spazi grandi quanto interi centri commerciali

Realtà virtuale su misura
A tal proposito, la startup italiana InVRsion sviluppa esperienze di realtà virtuale customizzate, sia per l’ambito B2B sia per quello B2C.
“Pensiamo che la realtà virtuale possa rivolvere un problema specifico del retail, ovvero quello legato  alla gestione dello spazio – spiega il Ceo Matteo Esposito –. Ad esempio, per studiare la disposizione dei prodotti e il visual merchandising, i retailer hanno bisogno di un negozio o di una struttura di prova: con la realtà virtuale andiamo a ricostruire degli spazi enormi, anche grandi quanto un intero centro commerciale, in una stanza di pochi metri quadrati. Siamo anche in grado di riprodurre gli oggetti e di simulare la spesa. Siamo convinti che realtà virtuale, realtà aumentata e intelligenza artificiale siano i trend della tecnologia che monopolizzeranno il presente e il futuro di questo settore.
I retailer lo sanno e stanno cominciando a ragionarci. La realtà aumentata, in alcuni casi, è già usata in contesti noti: ad esempio, Ikea ha creato un’applicazione che consente di vedere il suo arredamento all’interno della casa del cliente attraverso il tablet o lo smartphone. La realtà virtuale, invece, è più complessa, perché bisogna creare un intero ambiente immersivo.”
L’esempio avanzato in questa direzione da Esposito è davvero dirompente. “A casa sarà sufficiente indossare un casco per vivere la sensazione di entrare in un negozio famoso, come ad esempio i magazzini virtuali di Harrods, con la certezza che i prodotti siano gli stessi che troveremmo nella realtà, grazie a un algoritmo e-commerce, che riconosce l’utente, capace di suggerire i prodotti più adatti al consumatore.”

A oggi, il riscontro dei retailer verso queste tipologie di proposte è molto positivo.
“Si apprezza l’ambiente collaborativo creato dalla realtà virtuale: attraverso di essa realizziamo ambienti multi-user dove da due luoghi diversi, distanti tra loro, uno o più utenti possono connettersi all’interno dello stesso ambiente. Di conseguenza, si ottiene un nuovo metodo di condivisione dei progetti: per questo motivo stiamo esplorando nuove possibilità, creando funzionalità per la progettazione del punto vendita e dello scaffale, sempre in un contesto remoto e immersivo.”

Sul numero di maggio 2018 della rivista ae è presente un approfondimento sul processo di trasformazione del retail su cui stanno lavorando moltissime startup, pronte a riscrivere, ognuna dedicandosi a specifici aspetti, le regole del settore.