Se parliamo di “società circolare” dimentichiamoci gli elettrodomestici rigenerati

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Un momento della tavola rotonda “La società circolare” a cura di CECED Italia

Una riflessione a margine della tavola rotonda organizzata oggi da CECED Italia (“La società circolare”), in occasione dell’assemblea generale che ha riconfermato Manuela Soffientini presidente dell’associazione.

Ci è parso che – senza volerlo – il dibattito si sia involontariamente sbilanciato sul tema del prodotto ricondizionato. Parlare di economia circolare (o, se piace di più, di “società circolare”), a nostro avviso, non significa riferirsi agli elettrodomestici rigenerati.
Non esiste nessuna chiarezza su questi prodotti riconvertiti a nuova vita: il consumatore è convinto di aver acquistato un determinato Brand, ignorando con quali componenti è stato riparato. Di fatto, se una determinata lavatrice si guasta sarà il marchio a farne le spese in termini di credibilità e di immagine. Cosa realmente copre la garanzia rilasciata al cliente?
Se la spinta è puramente di carattere economico, oggi il mercato offre una gamma infinita di prodotti medi a prezzi imbattibili e tecnologicamente più avanzati.
L’industria eldom sta attraversando oggi una forte contrazione, ridurne ulteriormente la produzione non può che creare situazioni emergenziali (a partire dall’occupazione) che creerebbero un effetto domino nettamente in opposizione alle aspettative di benessere che l’economia circolare dovrebbe generare.

A sbilanciare ulteriormente il dibattito, a nostro avviso, ci ha allegramente pensato il sociologo Enrico Finzi che – cercando di metterci una pezza e forse forzando in provocazione – ha suggerito all’industria di creare dei secondi marchi per la distribuzione di questi prodotti rigenerati (nonostante, ha ammesso Finzi, il fenomeno non appaia così utile perché ci sono forti dubbi sulla sua convenienza): facendo un altro mestiere, il sociologo evidentemente ignora che ogni azienda già possiede il suo marchio low profile.

C’era poi in streaming un politico che ha seraficamente dichiarato che nel mondo dell’elettrodomestico è praticata da sempre l’obsolescenza programmata («Che andrebbe comunicata al consumatore», magari usando le etichette per la scadenza del latte?) mentre Finzi, ormai irrefrenabile, confermava che il termine “obsolescenza programmata” è incomprensibile alle masse: «Ma c’è convinzione che esistono marchingegni che fanno morire lavastoviglie e lavatrici».

Manuela Soffientini

Infine, per ovviare alle problematiche dei guasti, lo stesso politico ha dichiarato che si dovrà ricorrere – una volta che si diffonderanno capillarmente – alle stampanti 3D: l’industria fornirà semplicemente dei file, che l’utente trasformerà in componenti. Un altro modo per tutelare i brevetti!

Paolo Falcioni, direttore generale di APPLiA Europe non ha potuto che commentare: «Condanniamo ogni atto volto a ridurre la vita di un prodotto»; mentre la neo-presidente Soffientini ha ribadito: «Il ricondizionato ci preoccupa: è un settore non normato, non sicuro, non trasparente e il ricondizionatore non ha le competenze dell’Industria (che, tanto per fare un esempio, assiste l’utente fino a casa)».