Inquinamento indoor, scarsa sensibilità in Italia

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Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Cà Grande Ospedale Maggiore Policlinico di Milano
Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Cà Grande Ospedale Maggiore Policlinico di Milano

Le case degli italiani sono spesso ambienti poco salubri. Anzi, proprio fra le mura domestiche, l’inquinamento è maggiore che all’aperto. Ma in pochi se ne rendono conto. Lo spiega Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Cà Grande Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, uno dei massimi esperti italiani a livello internazionale nel campo delle malattie cardiovascolari e del sangue causate dall’inquinamento e autore insieme a Margherita Forte, giornalista di Focus, del libro “Cambiamo Aria!” che racconta i numerosi “fattori di rischio” generati dall’inquinamento indoor. «Se è vero che esiste ormai da anni una consapevolezza generalizzata sui fattori inquinanti che avvelenano le nostre città– premette Mannucci – , è altrettanto vero che lo stesso non accade per l’inquinamento nei luoghi chiusi, come case ed ambienti di lavoro».

Perché questo problema è ancora poco avvertito dagli italiani?
Sebbene sia ormai chiaro che l’esposizione della popolazione all’azione degli agenti inquinanti avvenga perlopiù nei luoghi chiusi, la legislazione su questo tema è ancora piuttosto carente. Di inquinamento indoor si parla ancora troppo poco. Di conseguenza, il pensiero che alcuni malanni possano essere provocati proprio dall’aria che respiriamo a casa non ci sfiora nemmeno.

Quali sono i principali agenti inquinanti nell’aria che respiriamo nelle nostre abitazioni?
Il fumo passivo della sigaretta è il fattore di rischio più nocivo, seguito da caminetti, stufe a legna o a pellet, fornelli a gas, barbecue: tutti oggetti che producono sostanze volatili dannose e che andrebbero usati con parsimonia, arieggiando bene le stanze e tenendo aperte le finestre mentre si cucina. A tutti questi elementi di rischio si aggiungono i mobili presenti in casa, le pitture usate nella rifinitura dei muri, le caratteristiche delle costruzioni fino all’uso dei bastoncini d’incenso, pratica molto usata per profumare l’ambiente interno ma altamente tossica. E, per finire, i prodotti per la pulizia che contengono composti organici volatili cancerogeni.

I purificatori d’aria possono migliorare la situazione?
I filtri, se sono molto tecnici e ben tenuti, funzionano. Sono però assai costosi e non alla portata di tutti. Al momento prodotti di qualità sono ancora poco diffusi nel nostro Paese. La scarsa consapevolezza del problema non induce gli italiani a ricercare soluzioni e a modificare le proprie abitudini per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo.
Contro lo smog esterno tanti si rassegnano a non poter fare niente, ma per ridurre l’inquinamento domestico qualche soluzione esiste già.