MediaWorld – Alcune riflessioni in vista dello sciopero del 3 marzo

«La nave imbarca acqua e bisogna buttare in mare venti persone». È questo il pensiero fatto leggendo i giudizi cinici di chi – commentando le notizie di settore – si è convinto che sia fisiologico per un’azienda tagliare l’organico per rimanere competitiva. Noi pensiamo sia la strada più facile, quella che non tiene conto delle scelte (non sempre lungimiranti) dei manager e della funzione sociale del punto vendita. Le aziende hanno una responsabilità etica che “impone” dei piani per la salvaguardia dei posti di lavoro.

Una breve parentesi questa per parlare dello sciopero dei dipendenti Mediaworld che si terrà il 3 marzo per protestare contro lo spostamento della sede centrale, la chiusura dei due negozi di Milano e Grosseto (in quest’ultimo caso potrebbe esserci Unieuro all’orizzonte?!) e per l’eliminazione della maggiorazione integrativa per le domeniche.

Spiega Elisa Barbieri di Filcams Cgil a Piacenza24 : «Il problema è sul futuro: capiamo che concorrenti che operano nell’ecommerce, Amazon ne è l’esempio lampante, provochino perdita di utili. Ma Mediaworld ha dipendenti a contatto diretto con i consumatori e i clienti, ed è qui che occorre investire. Questa fase va governata al meglio, insieme: i lavoratori sono il punto di forza di un’azienda che vuole risollevare le proprie sorti in condizioni di mercato simili. La professionalizzazione dei lavoratori Mediaworld è un tratto distintivo e caratterizzante, perciò il rilancio deve passare da una formazione specifica del personale e dalla cura e fidelizzazione dei clienti. Non possiamo più accettare di partecipare ad incontri dove l’azienda si limiti a comunicarci le decisioni prese senza aprire il confronto con le organizzazioni sindacali e senza tenere in alcun conto le esigenze dei lavoratori»

Qui in allegato le motivazioni dello sciopero del 3 marzo comunicate dai sindacati.