La Smart Home apre i battenti: i dati dell’Osservatorio IoT del Politecnico

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Da quando, nel 2011, in apertura dei convegni sull’IoT, bisognava spiegare cosa si intendeva per Smart Home, è passata molta acqua sotto i ponti. Lo spiega Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, aprendo, lo scorso venerdì, la presentazione dei risultati della ricerca dell’Osservatorio sulla Smart Home. Oggi le parole sono chiare a tutti, tanto da aver fatto scegliere per la presentazione un titolo molto ottimista: “Non manca (quasi) più nessuno: la Smart Home apre i battenti”.

Ed è proprio così? E quel “quasi”, cosa intende?

I numeri sono indubbiamente positivi: in Italia il 2017 ha rappresentato, relativamente al mondo della connettività, un mercato da 250 milioni, con un +35% sull’anno precedente. A trainare il settore tre comparti: quello della sicurezza, quello di caldaie e termostati e quello dei grandi elettrodomestici, trainato a sua volta dal mondo delle lavatrici.

Dietro i numeri, qualche ombra. Se infatti le cifre e le percentuali sono di tutto rispetto, altri dati invitano a guardare anche quanto c’è ancora da fare. Sul totale di tutti gli elettrodomestici smart venduti, soltanto nel 15% dei casi l’utente utilizza tutte le funzioni smart: è una percentuale in crescita, ma anche un dato su cui riflettere. Quanto il consumatore è consapevole della potenzialità degli apparecchi su cui ha investito?

Quello della percezione del valore, argomento antico e sempre attuale, è un tema sottolineato da Marco Signa, Connectivity Strategy Manager di Whirlpool: «far capire i benefici degli elettrodomestici connessi all’utente finale è difficile. Quando però questo avviene, il consumatore si ritrova a modificare le proprie abitudini e il proprio stile di vita, cogliendo tutti i vantaggi che le nuove tecnologie possono dargli, soprattutto in termini di tempo libero. E anche in termini di utilizzo della lavatrice: la App che suggerisce il programma adatto al carico incoraggia a sceglierlo anche se non è il solito programma, usato quasi per pigrizia e inerzia di default: l’esperienza del lavaggio di sicuro migliora ed è più soddisfacente».

I vantaggi che derivano dalla diffusione degli elettrodomestici connessi arrivano anche all’azienda produttrice, spiega ancora Signa: «dopo 100 anni dalla sua invenzione è possibile per i produttori davvero capire come l’utente finale usa la lavatrice. E, magari, utilizzare queste informazioni per migliorarla sulla base delle indicazioni degli utenti».

L’intervento di Piero Pracchi, chief marketing officer di Elica, porta all’attenzione il cambio di passo culturale richiesto alle aziende per adeguarsi ai nuovi scenari. Un cambio non privo di difficoltà, perché prevede che aziende di prodotto assumano una mentalità da azienda di servizi. Pracchi racconta l’esperienza di Snap, il nuovo prodotto che ha segnato l’ingresso di Elica nell’Internet of Things. Snap è una cappa che esce dalla zona della cottura, lavorando insieme alla “cugina”, che lavora in cucina, per garantire aria pulita in tutta la casa. Prodotto nuovo, sistema di business nuovo: Elica ha creato una business unit separata e sta sperimentando la vendita diretta al consumatore. Per Snap Elica ha anche lavorato su una sinergia con Vodafone, che ha portato alla vendita di 2-3.000 pezzi.

Infatti, le aziende di elettrodomestico giocano un ruolo da protagoniste, ma durante la mattinata – densa di contenuti, spunti e riflessioni – in diversi interventi viene posta l’attenzione verso un’altra condizione necessaria a rendere sempre più diffusa la Smart Home: creare un sistema all’interno del quale diversi tipi di aziende di prodotto e società di servizi – telco, utility, finanziarie – giochino il proprio ruolo per un’offerta combinata e globale.

Marco Landoni, direttore marketing di Edison Energia, lo sintetizza in maniera efficace: «in futuro passeremo dal vendere gas al vendere calore, includendo nell’offerta anche la caldaia».

In attesa di queste rivoluzioni nel mercato qual è la situazione oggi dei canali di vendita? Per il 70% l’interlocutore è ancora la filiera tradizionale, composta da architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori: è ancora questo canale che veicola prodotti e servizi per circa 175 milioni di euro. Si rafforzano gli altri canali di vendita: gli eRetailer contribuiscono per il 13% del mercato, per un valore di 32 milioni di euro, i retailer multicanale crescono, del 65%, contribuendo al mercato con una percentuale del 9%. I retailer – sia quelli fisici che quelli online – hanno un valore che va oltre quello economico: rappresentano infatti un vetrina privilegiata per conoscere i prodotti: per questo tipo di settore il volantino non basta per comunicare i plus dei prodotti.

L’analisi dell’andamento dei retail mette in luce un altro aspetto su cui riflettere: crescono le vendite degli elettrodomestici connessi ma si contraggono in maniera preoccupante (-30%) quelle degli scaffali Smart Home, come videocamere e termostati. Tra i probabili motivo di questo calo alcune difficoltà oggettive – non sempre i prodotti che si dichiarano autoinstallanti sono in realtà di facile installazione per l’utente finale, che rischia quindi comunque di doversi rivolgere a tecnici specializzati – e anche di scelte dei retailer che, dopo un 2016 al di sotto delle aspettative, avevano spostato gli scaffali Smart Home in punti meno visibili del punto vendita. Ai punti vendita viene chiesto quindi un ulteriore sforzo: bisognerebbe lavorare di più sulla formazione degli addetti alla vendita, sulla comunicazione dei prodotti, sull’aumento della fiducia dei consumatori verso le soluzioni Smart Home.

Dalla presentazione arrivano anche interessanti idee sulle possibili evoluzioni della Smart Home, che verranno grazie all’Intelligenza Artificiale e alla possibilità quindi di customizzare l’offerta della propria casa. Perché, se casa intelligente deve essere, deve tenere conto del fatto che le esigenze non sono tutte uguali, e quindi dare risposte diverse a seconda del consumatore.

Come nella scorsa edizione dell’Osservatorio della Smart Home, anche quest’anno si registra una grande attesa per l’arrivo sul mercato italiano degli Smart Home speaker, che vedrà l’ingresso di grandi player come Amazon (che è entrata in questo settore nel 2014 con Amazon Echo, dotato dell’assistente vocale Alexa), Google, Apple e Samsung.

Negli Stati Uniti è un settore con un mercato significativo – 14,1 milioni di euro per Amazon Echo, 11 per Google Home – ed è quindi comprensibile che ci si aspetti da questi prodotti una significativa spinta verso la Smart Home anche in Italia.

Il “quasi” del titolo della giornata potrebbe riferirsi proprio a loro, i grandi player in grado di contribuire a un nuovo step in avanti della Smart Home in Italia. Non resta che aspettare le nuove evoluzioni e lavorare – ognuno nel proprio ambito – per comunicare in maniera sempre più completa i benefici e le potenzialità degli elettrodomestici connessi.