Calenda su Embraco – «Deve finire il gigantesco dumping dei paesi dell’Europa dell’Est»

Il ministro dello Sviluppo Economico Calenda è intervenuto alla trasmissione Agorà su RaiTre e ha parlato della situazione Embraco di Riva presso Chieri, l’azienda appartenente al Gruppo Whirlpool, che ha deciso di delocalizzare la produzione, mettendo a rischio il futuro di 500 lavoratori.

Il ministro ha chiesto a Embraco di «ritirare i licenziamenti e fare la cassa integrazione», si è poi espresso molto duramente nei confronti della Slovacchia, dove dovrebbe essere delocalizzata la produzione italiana: «Deve finire il gigantesco dumping dei paesi dell’Europa dell’Est, non possiamo più subirlo».

Calenda ha chiesto all’azienda una risposta entro questa settimana. «Giovedì li incontro nuovamente: ho spiegato che se non ritirano i licenziamenti di 497 persone andrò a Bruxelles a verificare se hanno già un accordo con la Slovacchia, un accordo fiscale che configura un aiuto di Stato. Il ministro degli esteri Alfano, su mia richiesta, chiederà spiegazioni al governo slovacco, perché questo fatto che i paesi dell’Est, che beneficiano peraltro di fondi europei, facciamo dumping per attirare produzioni dal resto dell’Europa è una cosa che deve finire, non è più tollerabile».

I lavoratori hanno manifestato i loro timori anche durante il Festival di Sanremo.
«A ottobre l’azienda – ha spiegato la delegazione della Embraco Whirlpool – ci ha comunicato che il nostro stabilimento non è più competitivo, che la produzione sarà trasferita in altri stabilimenti all’estero dove il costo del lavoro è più basso. Fino a pochi mesi fa il nostro stabilimento era considerato tra i migliori al mondo per produttività e qualità dei manufatti che produciamo. Alcuni di noi sono andati negli altri stabilimenti del gruppo per insegnare ai colleghi come fare a diventare più produttivi, più bravi e più efficienti».

I lavoratori hanno inoltre ricordato come qualche anno fa abbiano accettato una riduzione del 25% degli stipendi in cambio di mantenere i posti di lavoro. Tutto questo però non è stato sufficiente, a meno che, giovedì, Whirlpool non si dichiari pronta a trattare.