La nuova vita “intelligente” degli oggetti

Gabriele Di Matteo, giornalista e storyteller, è columnist dal 1985 per la Repubblica Affari & Finanza. Ha raccontato la rivoluzione digitale con il format Pixel, andato in onda sul TG3, ed è stato selezionato tra gli storyteller tech a livello internazionale dalla società newyorkese Contently. Scrive e conduce il format quotidiano Silicio in onda su Sky ed è media analyst per Rainews24. Inoltre, sta lavorando a un nuovo libro sulle self driving car e l'intelligenza artificiale
Gabriele Di Matteo, giornalista e storyteller, è columnist dal 1985 per la Repubblica Affari & Finanza. Ha raccontato la rivoluzione digitale con il format Pixel, andato in onda sul TG3, ed è stato selezionato tra gli storyteller tech a livello internazionale dalla società newyorkese Contently. Scrive e conduce il format quotidiano Silicio in onda su Sky ed è media analyst per Rainews24. Inoltre, sta lavorando a un nuovo libro sulle self driving car e l’intelligenza artificiale

Lo sviluppo dell’Internet of Things e della smart home sta determinando rapidi cambiamenti nelle abitudini delle persone. Gli oggetti connessi abilitano nuove funzionalità e nuovi servizi, rendendo possibile vivere in case più sicure ed efficienti. A questo punto, quali scenari si aprono per il futuro più immediato? Ne abbiamo parlato con Gabriele Di Matteo – giornalista, conduttore TV e storyteller – che è autore del volume “Dialogo tra una lavatrice e un tostapane” e che negli ultimi vent’anni ha “esplorato” le peculiarità della rivoluzione digitale.

Come immagina il prossimo ventennio? Come pensa che cambieranno le case nell’era della smart home?
Immagino un “commuter” nell’area di Chicago (ma potrebbe essere anche un nostro pendolare di Cinisello Balsamo) che sta tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro e grazie ad Alexa, il sistema di AI a comandi vocali che Amazon ha integrato nella sua auto, può chiede l’accensione delle luci nel cortile di casa, una temperatura adatta alla serata al suo Nest, un film da vedere con Netflix. Non sono vantaggi pratici riservati alle solite élite. Sono tecnologie pop che semplificheranno la vita di milioni di persone. Faccio un esempio: ci vogliono appena 169 euro per il nuovo Nest appena presentato, che ha la facilità d’uso di un giocattolo didattico.
Immagino anche uno studente rimasto a casa per qualche motivo – una raucedine oppure una grande nevicata – che potrà accedere a una piattaforma gratuita di un gruppo di professori che gli fanno la lezione a domicilio. Questo può risultare seccante per qualcuno che aveva programmato una lunga maratona di PlayStation o X Box ma previene i problemi del tipo: sei rimandato a settembre e ti giochi il corso di vela già pagato.

Molti sostengono che uno dei fattori chiave per il successo della smart home sia comunicare ai potenziali utilizzatori i reali vantaggi che potrebbero avere: lei è d’accordo? La comunicazione è fondamentale?
Sì. Quando il nuovo genio dell’innovazione, Elon Musk, ha presentato Solar Roof, le tegole per costruire un tetto realizzate in pannello solare, non ha insistito più di tanto sull’aspetto tecnologico e ingegneristico del roof ma ha detto chiaramente che queste tegole sono «un investimento per valorizzare il vostro immobile. La vostra casa – ha detto – avrà un valore superiore del 30% rispetto a quella del vostro vicino poiché è una casa che produce da sola la sua energia con un enorme risparmio di denaro».
Tornando al termostato intelligente Nest, mi ha colpito molto la storia di due fidanzati che hanno pubblicato sul forum di Next Lab la loro esperienza. Comprano Nest e, alla fine dell’anno, hanno ripagato il termostato, risparmiato i soldi necessari per una vacanza di una settimana alle Hawaii e postato come prima cosa la loro foto distesi su una grande spiaggia soleggiata. Il vantaggio del consumatore vince sempre.

Nel suo libro, cosa hanno da dirsi un tostapane e una lavatrice?
Il titolo “leopardiano” voluto dall’Editore Hoepli (io ero contrario!) ha portato fortuna al libro. Ha sdrammatizzato il concetto degli oggetti connessi fra di loro e connessi a Internet con un paradosso. Certo, una lavatrice non ha un bel niente da dire a un tostapane, ma questa immaginaria conversazione spiega la nuova vita “intelligente” che l’IoT riesce a iniettare in oggetti che per decenni sono rimasti stupidi e muti.
Whirlpool ha realizzato una nuova lavatrice di ultima generazione che “avvisa” l’asciugatrice su quanti panni le passerà dopo aver concluso il bucato e invita cortesemente la stessa asciugatrice a prepararsi con la temperatura adeguata.
Questo non farà perdere tempo alla “famiglia IoT”, che nel frattempo si cucina un bel brodetto di pesce.

L’IoT avrà un effetto dirompente sulla vita delle persone? Se sì, quali saranno i principali ambiti di cambiamento nelle mura domestiche?
Penso che consumeremo meno energia e aumenteremo il livello di sicurezza nelle nostre case. Il problema è che, da sole, le iniziative private non riescono a creare un vero mercato di massa. Ci vogliono interventi pubblici di sostegno anche in vista di un sensibile risparmio energetico provocato dalle smart home.

Secondo lei, i consumatori italiani sono pronti ad accogliere le novità portate dalla smart home?
Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a una vera accelerazione nella diffusione di nuove tecnologie anche qui in Italia. Rimane comunque molto da fare. L’indice che misura la penetrazione delle tecnologie nella nostra società, la cosiddetta “digital density”, è ancora al di sotto dei livelli UE.

Nell’affermazione della casa intelligente, quale sarà il ruolo giocato dalla sicurezza informatica?
Il tema della sicurezza dei dati e delle reti domestiche rimane uno dei grandi ostacoli alla diffusione capillare di questa tecnologia. Il più grande attacco hacker (meglio dire cracker per non irritare gli hacker etici), avvenuto mesi fa negli Stati Uniti, ha messo in ginocchio piattaforme di enorme potenza e solidità: Google, Cnn, Facebook, New York Times. È stato compiuto forzando le porte di accesso ai device IoT da poche centinaia di dollari. Questo anche perché gli utenti danno una rilevanza minima ai sistemi basilari di sicurezza.