Aires – «Spetta a noi incentivare la domanda di prodotti smart»

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Davide Rossi, direttore generale di Aires

Davide Rossi, direttore generale e consigliere Aires, Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati ci parla di smart home.

«La smart home è una straordinaria opportunità per le imprese e per i consumatori, perché cambia il rapporto con la propria casa e il modo di concepire i propri apparecchi domestici. È una rivoluzione che arriverà comunque: di qui a un certo numero di anni ci ritroveremo quasi naturalmente con alcune applicazioni smart in casa. Io ritengo, però, che chi opera nel mercato – i retailer, con l’aiuto dei fornitori – devono essere leader di questo cambiamento. Altrove, ad esempio in Germania, il fenomeno è già in atto, la distribuzione è già attenta e appassionata a questo tema. Perciò, grazie alla società di ricerca inglese Context con Aires abbiamo lanciato una ricerca sulla smart home nel 2016 e ne abbiamo presentata un’altra quest’anno all’Ifa. Dall’ultima analisi è emerso che i consumatori italiani sembrano aver fatto un passo indietro su questa tematica. A novembre, nel corso della nostra assemblea, Context ha presentato la sua iniziativa. Poi spetterà ai singoli retailer decidere come muoversi».

Ma perché l’Italia risulterebbe ferma sull’acquisto di questi prodotti?
Innanzitutto la parola “domotica” confonde il consumatore ed è stata presentata come un qualcosa “da ricchi”. Ancora: è passata l’idea che sia necessario disporre di grandi infrastrutture per gestire un elettrodomestico smart. Non è vero: ad esempio basterebbe la connessione wi-fi e uno smartphone. Se in Italia nel 2016 il 10% dei consumatori pensava che avrebbe acquistato un prodotto smart home, nel 2017 la percentuale è scesa al 7%, mentre all’Ifa di Berlino la smart home faceva “la parte del leone”. Certamente ci sono differenze tra le varie Regioni d’Italia e quindi come associazione ci inseriamo senz’altro nel coro di coloro che chiedono di sviluppare la rete.

Cosa fare dunque per incentivare il settore?
Dobbiamo cominciare a lavorare dal punto di vista culturale e solo successivamente ragionare su come creare il business. Non rischiamo di perdere questa opportunità! Sembra infatti che ad oggi gli italiani, per la smart home, si rivolgano principalmente agli acquisti online: è necessario, da parte nostra, saper assistere il consumatore sia nel pre che nel post vendita! Se pensiamo, poi, che ad oggi i gestori di telefonia propongono il loro modem router ai clienti, ciò potrebbe creare un problema di ingresso per connettere un elettrodomestico smart. Accadrà poi che un consumatore dovrà comprare direttamente dai gestori di telefonia anche gli elettrodomestici? Come retailer siamo preoccupati, perché potrebbe crearsi un problema di concorrenza non indifferente. La Germania dal 2016 ha una legge specifica che obbliga le apparecchiature terminali di comunicazione a essere “neutre” e non dipendenti dal fornitore di connettività. Su questo tema ho preparato una position che ho inviato all’Agcom. Come Aires stiamo lavorando per creare una cultura sulla smart home, convinti che debbano essere i retailer per primi a crearne la domanda, suscitando la curiosità nei consumatori.