Cisco – L’innovazione digitale a misura di retailer

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Matteo Masi, Digital Transformation Sales Specialist Industry 4.0/Digital Manufacturing Cisco
Matteo Masi, Digital Transformation Sales Specialist Industry 4.0/Digital Manufacturing Cisco

Da circa due anni Matteo Masi è lo specialista commerciale per il mercato Industria 4.0 di Cisco, multinazionale specializzata nei settori del networking e dell’IT. «Provengo da un’esperienza precedente di tre anni focalizzata sulle soluzioni di proximity marketing, beacon, wi-fi analytics e location analytics che prevedevano come sbocco principale il front-end del retail». Sulle ali dell’evoluzione digitale, lo scenario oggi sta rapidamente cambiando. «Finalmente ora riusciamo a considerare il retail nella sua catena completa: se ieri seguivo un cliente perché doveva fare proximity marketing con i beacon, oggi all’attenzione si è aggiunta anche la gestione dei magazzini per ottimizzare la logistica. Un’evoluzione sottolineata anche dal passaggio dal concetto di Industria 4.0 a quello di Impresa 4.0».

Qual è il rapporto dei retailer con l’innovazione digitale?
Generalmente, non sempre l’infrastruttura è allo stato dell’arte sia a livello di produzione che di logistica. Inoltre, con una scarsa capacità di investimento nel punto vendita, il retailer si può ritrovare sotto la valanga di quei consumatori che cercano un prodotto in negozio ma lo comprano online. Nulla di irreparabile, dal momento che il mercato offre tantissime soluzioni da integrare, semplici da utilizzare ed economiche. Ad esempio, con una rete che fa location analytics possiamo fare un grande salto di qualità nella profilazione della clientela, con cui interagire con diverse tecnologie. Chiaramente, diventa necessario avere personale formato in negozio che sappia spiegare al cliente le funzionalità del prodotto. L’innovazione digitale, poi, arriva a ripercuotersi fino alla logistica e alla gestione dei magazzini grazie alla smart logistic che include tecnologie di location tracking, data analytics e real time collaboration, investimenti ormai improrogabili. L’orizzonte tecnologico è diventato quello di soluzioni per la supply chain totalmente integrata.

Da cosa è frenato il mondo del retail?
Vi sono problemi nella capacità di investimento. Il mondo non è a corto di liquidità ma di idee. Molti clienti non ragionano su soluzioni nuove, ma piuttosto su adeguamenti di corto respiro. Spesso, non si è ancora capito che la tecnologia è fondamentale per l’innovazione della vendita e per trovare nuovi canali. Ad esempio, alcuni tagliano il costo della carta dei volantini proponendoli in digitale sugli smartphone. Ebbene, anche se in digitale, ma non proposti a misura delle mie abitudini di consumo e dei miei effettivi interessi, il volantino può risultare poco efficace quanto quello cartaceo. Invece, un investimento più consapevole permetterebbe di conoscere i reali gusti di un cliente e di indirizzargli un volantino digitale su misura. Anche in questo caso parliamo di una tecnologia molto semplice, legata ai social media e alle tessere fedeltà.

Ci sono settori del mondo retail più avanti di altri?
In generale, chi ha un brand di alto valore come il lusso ha certamente maggiori capacità di investimento. Questo settore è particolarmente attento alla cura della customer experience tramite i social e alla tracciabilità dei capi originali per evitare truffe. Manca anche qui la ciliegina sulla torta, che potrebbe essere il riconoscimento del cliente quando entra in negozio. In questo caso, un sistema di ingresso potrebbe permettere al tablet della commessa di riconoscere il tag presente nella borsa della cliente, risalendo così alla sua anagrafica per salutarla per nome. A tutto vantaggio dell’empatia verso il brand.

Tra quelli in ritardo, invece, su quali settori vi sentireste di scommettere?
Sicuramente la grande distribuzione è un po’ indietro, ma potrebbe ottimizzare molti processi. Questo settore potrebbe intervenire in modo significativo a livello di produzione e logistica per tagliare i tempi. Qui ci muoviamo più su aspetti di logistica integrata. Ad esempio, un tema molto interessante è integrare nella supply chain anche i fornitori di materia prima, estendendo anche a loro il tracking Rfid. È un tema molto importante, come sottolinea Marco Taisch del Politecnico di Milano, dal momento che il mercato industriale italiano è frammentato. A differenza di quello tedesco, che nasce con una catena produttiva fortemente centralizzata sulla base di un modello top-down, con fornitori che agiscono nell’orbita del produttore, l’Italia è fatta di distretti e subfornitori con competenze artigianali. Una leva competitiva, nonché un dovere morale delle aziende italiane di punta, è di estendere le proprie competenze tecnologiche anche ai fornitori. Ad esempio, dovrebbero selezionare quelle realtà che consegnano la bolla elettronica integrata con i propri processi, non quelle che si presentano ancora con un foglio da firmare. In questo modo, si estende anche al fornitore la capacità di fare planning, garantire la puntualità delle consegne, evitare problematiche… L’impegno dovrebbe essere quello di estendere l’Erp, la gestione, il tracking e l’Rfid anche al proprio fornitore, eventualmente facendosi carico della formazione per l’utilizzo. Questa frammentarietà è peculiare del sistema Italia, ecco perché parliamo di via italiana all’Impresa 4.0.

Qual è a oggi il rapporto del Piano Nazionale Industria 4.0 con il mondo del retail?
A nostro avviso, la contaminazione del piano verso ambienti più retail arriverà quest’anno. Il piano ha meriti enormi perché ha rimesso al centro l’investimento e la libertà di realizzarlo, andando oltre la consueta logica dei bandi. Inizialmente, si parlava di interconnessione tra macchinari. Poi, a metà dell’anno, i chiarimenti del governo hanno messo in luce che i macchinari devono essere interconnessi ai sistemi di fabbrica e, quindi, devono fornire Big Data, analytics, predictive manteince, manutezione remota… Si è così aperto lo scenario ai grandi impianti di produzione e di logistica e, quindi, anche al mondo retail. Oggi, infatti, magazzini automatizzati, navette a guida autonoma e soluzioni di tracking stanno finalmente vivendo un nuovo interesse.

Che opportunità apre invece il concetto di interconnessione delle macchine?
Abbiamo tantissime attività in corso con retailer che vendono prodotti che possono rimanere connessi. Pensiamo alle lavatrici, ad esempio: in questo ambito, un produttore oggi ha più margini a livello di manutenzione che nelle vendite. Per questo avere un apparato connesso diventa fondamentale, dato che in questo caso è la lavatrice stessa che informa sulla natura dei processi in corso, permettendo persino di anticipare gli interventi di manutenzione. Oltre al tema dell’ottimizzazione, si apre anche la possibilità di vendere più apparati interconnessi – non solo la lavatrice, ma anche l’asciugatrice, il forno microonde e così via – con un contratto unico, dimostrando anche una riduzione dei consumi. Si apre così anche in questo ambito il fronte della servitizzazione, ossia la possibilità di aggiungere un servizio alla macchina venduta. Anziché contratti di vendita e manutenzione, se ne firmeranno di Service Level Agreement. Senza escludere che, in futuro, non si venderà più la lavatrice ma i lavaggi.

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