Rossi (Aires): “Servono par condicio e concretezza”

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Davide Rossi, direttore generale di Aires

Davide Rossi, direttore generale di Aires, a margine dell’Assemblea Generale di Confcommercio Imprese per l’Italia, ha commentato: «Il messaggio che spicca tra i tanti temi toccati nella profonda e pienamente condivisibile relazione del presidente Sangalli è chiaro: in tempi sempre più incerti a livello nazionale e internazionale è indispensabile puntare su tutto ciò che è concreto, tangibile, immediato e immediatamente comprensibile. Al contrario, ogni idea, progetto, ambizione che rischi di apparire evanescente, o peggio incomprensibile, rischia di creare un senso di impotenza e frustrazione che renderebbe ancora più difficile il cammino delle imprese, ridurrebbe ulteriormente la fiducia dei consumatori e, in definitiva, finirebbe per allontanare ogni possibilità di reale ripresa dell’economia. In questo contesto ci sembra prioritario che si metta al centro non tanto e non solo il sostegno alle imprese e ai settori imprenditoriali che hanno contributo a far crescere il benessere in Italia dal dopoguerra in poi, ma anche la giusta rivendicazione di coloro che reclamano parità di condizioni tra operatori in concorrenza per il medesimo cliente. Prima ancora di calarci nei meandri del pacchetto Industria 4.0, chiediamo ai Ministri dello Sviluppo Economico e ai Governi, presenti e futuri, di mettere a punto un set normativo mirato a ripristinare la ‘par condicio‘ tra operatori nazionali ed esteri che competono ad armi impari per via di varie norme (non solo fiscali, ma anche ambientali e di tutela del consumatore) che hanno finito per rendere meno conveniente fare impresa dall’Italia e per l’Italia. È inaccettabile che dopo avere visto fuggire molte aziende manifatturiere, anche per le imprese del terziario (e addirittura anche per gli operatori della vendita al dettaglio) possa risultare più conveniente operare dall’estero piuttosto che dall’Italia. La gran parte dei nostri imprenditori resiste, soffrendo, a questa tentazione per attaccamento alla propria terra e senso di responsabilità verso le proprie comunità, ma certo queste sono motivazioni che non hanno alcuna incidenza sulle scelte strategiche degli investitori e dei capitali. Se vogliamo che i mercati riprendano a credere nell’Italia, è necessario che la decisione di impegnare risorse nel nostro Paese non sia basata su sogni o richiami romantici, ma sulla concreta possibilità di fare impresa in maniera serena, protetta da ogni attacco illegale, e soprattutto non ostacolata da leggi che si applicano solo a chi ha una stabile organizzazione in Italia lasciando mano libera a tutti gli altri».