Il significato degli elettrodomestici

Francesco Trabucco, professore ordinario di Disegno industriale al Politecnico di Milano, ci accompagna attraverso le tappe fondamentali dell’evoluzione del mondo del bianco e del Ped. E quindi attraverso i momenti più significativi della modernità

mia in coreaLavatrici ma anche frullatori, phon o macchinette per il caffè insieme agli altri grandi archetipi della modernità, come l’automobile e, successivamente, il computer, sono uno dei grandi luoghi all’interno dei quali si è descritto il grande cambiamento che caratterizza il nostro secolo.
Lo racconta l’architetto Francesco Trabucco, un’autorità internazionale in materia di design, professore ordinario di Disegno industriale al Politecnico di Milano, presso cui dirige i master Design Engineering and Innovation e Design for Architecture.

Nel suo libro White Design racconta la storia del mondo del bianco. Quali sono i passaggi e i prodotti che più di altri hanno contribuito all’evoluzione del settore?
White design è del 2001, praticamente preistoria, e  molte cose andrebbero ripensate, ma alcuni concetti di base sono ancora validi: gli elettrodomestici, soprattutto quelli così detti bianchi, hanno segnato la storia della società moderna, non solo perché hanno cambiato la condizione femminile nel mondo industrializzato ma anche perché sono stati segno e simbolo di una modernità che sembrava promettere, attraverso lo sviluppo della tecnologie e dell’industria,  benessere, tempo libero, riscatto  sociale e felicità.
Negli anni ottanta gli elettrodomestici sono diventati commodities, diffusi a fasce sempre più larghe della popolazione, questo grazie agli enormi investimenti in tecnologie di processo che hanno consentito di abbattere i costi.
La proporzione dell’evento è questa: ricordavo in quel libro che, quando nel 1972 comperai la mia prima automobile, una economicissima Fiat 500,  costava solo tra tre e quattro volte di più della lavatrice che anche avevo comperato in quei mesi. Oggi una lavatrice di fascia media costa, più o meno, un trentesimo della nuova 500. Il costo delle automobili rapportato a quell’epoca è aumentato un po’, ma quello degli elettrodomestici è crollato.

Il crollo del prezzo medio ha allargato il mercato ma con quali conseguenze?
Forse è bene che sia stato così, ma questo certamente ha creato un regime di competizione drammatico tra le aziende costrette ad investimenti colossali in tecnologie di processo e a produzioni di grandissima serie per ammortizzarli e, in conseguenza, non ha permesso sufficienti investimenti in innovazione.
Le aziende sono diventate colossi industriali, sono sorti gruppi multinazionali che nel giro di pochi anni, non solo in Italia, hanno assorbito gran parte delle aziende nazionali rispondendo a interessi e strategie delocalizzate. La coda di quel processo dura ancora oggi: in Italia in questi giorni la cronaca economica e del lavoro è monopolizzata dalla notizia della chiusura degli stabilimenti ex Indesit da parte di Whirlpool.

Ma i prodotti di oggi sono uguali a quelli di allora?
Naturalmente non e vero che la lavatrice che ho comperato del 1970 è uguale a quella di oggi, è solo più economica. Di fatto quella lavatrice ha subito un lungo processo di innovazione incrementale dovuto in parte a contenerne i costi, ed in parete a consentirne un adeguamento alle nuove tecnologie di processo e  di prodotto, penso prevalentemente alle tecnologie digitali.

Nel corso della storia del piccolo elettrodomestico, quali sono state le principali innovazioni di prodotto e di processo?
Lei mi sta chiedendo di raccontare la storia di un intero settore industriale… mi concentrerai piuttosto sull’attualità. La necessità di contenere il consumo energetico, lo spreco di acqua e soprattutto di cibo sta cambiando gran parte della logica di progettazione di nuovi elettrodomestici sia piccoli che grandi. L’uso diffuso di smart materials, l’adozione di tecnologie digitali e connessioni di rete per ottenere nuovi effetti d’interazione con l’utente stanno generando prodotti capaci di interfacciarsi in modo interattivo e intelligente.
Ho visto il progetto sperimentale di uno specchio che alla mattina ti riconosce, ti saluta, legge i segni della stanchezza e del riposo, analizza la temperatura e il colore, la trasparenza della pelle, la rapidità e fluidità dei tuoi movimenti, deduce le tue condizioni di salute e il tuo umore. È anche capace di leggerti le mail, la segretaria telefonica, i messaggi e l’agenda.  Ti da le previsioni meteo e se voi ti prenota un aereo, un ristorante, un teatro. Tutto ciò e tutt’altro che fantascienza.

Come l’evoluzione di questi prodotti ha seguito quella della società italiana?
È appena uscito in libreria un mio nuovo libro Design, edito da Bollati Boringhieri nella collana dei Sampietrini, nel quale cerco di dare risposte a queste sue domande. Nel libro cerco di dire come non si possa parlare di “società italiana” a proposito di fenomeni che avvengono invece sul piano globale delle società ad alto tasso di evoluzione tecnologica.

Cosa intende?
Tutte le società non solo quelle nazionali ma anche quelle cittadine o di condominio hanno delle peculiarità, ma l’evoluzione dei prodotti industriali coinvolge il sistema globale di quella che si chiama diffusamente società liquida.
Le aziende del settore degli elettrodomestici mi pare lo abbino capito da parecchio tempo. Infatti, si sono sostanzialmente globalizzate senza rinunciare a interpretare caratteristiche specifiche della domanda locale. Ad esempio negli Stati Uniti il mercato offre forni extra large che servono quasi solo a cucinare il tradizionale tacchino del thanks day. Sembra irrazionale ma non lo è poi così tanto, in Italia comperiamo grandi frigoriferi con piccoli freezer, perché prediligiamo i cibi freschi.

Cos’è cambiato nel design dei piccoli elettrodomestici, perché si sono trasformati in status symbol?
Molte grandi multinazionali degli elettrodomestici bianchi hanno investito in questi anni nel settore dei piccoli elettrodomestici, in parte stimolate da un crescente interesse del pubblico internazionale per la cucina, in parte condizionate da un mercato tendenzialmente saturo. Certamente in questa decisione c’è anche l’idea di trovare margini di fatturato che sembravano da tempo lasciati ad imprese meno globali.
È naturale che la somma di queste due evidenze abbia sollecitato le aziende ad investire molto nella ricerca e costruzione di brand prestigiosi con prodotti molto qualificati e di alta gamma. In questo trend ha giocato un ruolo assai importante il design: le tipologie dei piccoli elettrodomestici sono meno congelate, meno statiche. È naturale che il design abbia prodotto oggetti formalmente più caratterizzanti e talvolta innovativi, che sono diventati status symbol.

Intervista di Lara Colombi